martedì 30 settembre 2008

La ricetta della mia infanzia

Oggi provo a raccogliere il delizioso invito di Sigrid Vebert, anche se non sono una foodblogger.

La ricetta della mia infanzia è un budino semplicissimo, che insieme ai frullati di frutta e latte e l’uovo fresco crudo, costituiva la merenda dei miei giorni di bambina. E’ un budino bicolore, che mamma metteva in tavola in una fondina guarnito coi biscotti che aveva in casa al momento. Io e mio fratello lo mangiavamo dallo stesso piatto, seduti uno di fronte all’altro, e mia madre ci guardava ridendo, le mani appoggiate al grembiule. Per la verità la festa (e la contesa) cominciava molto prima, con la rimozione dei resti del budino dal padellino ancora caldo, ma non al punto da impedire l’uso delle dita nell’espletamento della felice operazione.
Questa storia di cucina arriva all’orecchio di mia nonna dai racconti di alcune amiche a servizio presso le famiglie patrizie del paese, e passa poi a mia madre, sempre a corto di idee per la nostra merenda. Anch’io l’ho imparata osservando mia madre in cucina, come una storia del fare, bella da raccontare, ma difficile, allora e adesso, da scrivere.

Per mezzo litro di latte intero fresco, mamma prendeva tre cucchiai di farina, tre cucchiai di zucchero, il tuorlo di un uovo e due cucchiai abbondanti di cacao amaro. Metteva in un pentolino a freddo la farina e lo zucchero che mescolava appena con la frusta. Poi aggiungeva il tuorlo, e mescolando bene amalgamava gli ingredienti. Infine aggiungeva il latte a filo e stemperava bene il composto. Dopo di che metteva il tutto sul fuoco a fiamma moderata e sempre mescolando con la frusta, attendeva che il budino si rassodasse. A questo punto versava metà budino nella fondina, e rimetteva l’altra metà sul fuoco, dopo avervi aggiunto il cacao stemperato a parte in poco latte. Una volta incorporato il cacao, toglieva dal fuoco e versava il resto del budino nella fondina, coprendo con cura la parte già versata. Poi inseriva i biscotti nel budino, appoggiandoli in piedi lungo il bordo della fondina, e aspettava che raffreddasse prima di riporlo in frigorifero per qualche ora.

La mia versione della ricetta ha il profumo della cannella, perché mi sono innamorata del budino alla cannella del mio amico Gigi, e perché amo la cannella da sempre (mamma faceva una meravigliosa purée di patate appena profumata di cannella). E’ anche un tantino meno dolce perché amo la vena amarognola del cacao. Racchiude comunque in sé tutto il sapore della mia infanzia, come gli gnocchi di patate, il semolino, la purea di mela cotta o la torta di mele, l’aspetto consolatorio e terapeutico proprio della cucina di mamma, la magia per cui ogni boccone riesce sempre a riportarti indietro nel tempo, rievocando un mondo perfetto di immagini, profumi, ricordi e sensazioni.

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